Mi sveglio. Mi preparo. Scendo.
Il 23 arriva alla fermata proprio a 50mt. da me.
Corro o richio di perderlo.
Mi sveglio. Mi preparo. Scendo.
Il 5 arriva alla fermata proprio a 50mt. da me.
Corro o richio di perderlo.
Non importa che sia il 23 o il 5, l’importante è che corri.
Ormai me lo ripeto da 3 mesi.
Mi domando che penseranno le persone di me che, indipendentemente dal fatto che vedo o no l’autobus, uscito dal portone inizio a correre.
Io non lo so se dalle mie parti é lo stesso, ma di quello che accade qui ne sono sicuro.
Trovandosi in un paese estero, non si puó far affidamento ai propri mezzi di trasporto, moto, auto, bici, qualunque cosa siano, fatta eccezzione per i piedi.
Da quando sono qui, vado in autobus, par andare al corso, per andare a lavoro, per andare in centro, per uscire la sera, giá, il sabato sera si esce in autobus.
Nelle molteplici volte, ho notato una cosa, che tutti guardano verso fuori, oltre il finestrino, ognuno da un punto diverso, nessuno che incrocia lo sguardo dell’altro, come se ci si trovasse in ascensore, dove puntualmente ognuno cerca la propria targetta da leggere, anche se sa anche in che materiale é fatta, cosí ti ritrovi in un ascensore piú grande del normale, che si muove in orizzontale, con tanti occhi che non ti guardano.
Colori diversi. Odori diversi. Facce diverse. Lingue diverse.
E’ questo che caratterizza la permanenza in uno stato che non e’ tuo, che ti affascina, accresce in te la voglia di conoscere, scoprire, trovare. QUando sai che la permanenza dura piu’ della solita vacanza di piacere, cerchi di legger la citta’ con occhi diversi, cercare di sentirla “tua”, di sentirti “suo”, ma mi dico che e’ solo questione di tempo.
Chi vivra’ vedra’.