credo gridasse una delle mie coinquiline, ma io non riuscivo a sentirle.
“michele … donde esta michele”
credo di essermi svegliato in quel momento, di soprassalto, senza capire cosa stesse succedendo, ma una strana presenza di fumo nella mia stanza. si apre la porta ed il fumo aumenta velocemente, tanto da render vano il tentativo di accendere la luce.
non riusciva a passare.
“ayuda! ayuda!”
non capivo perchè gridasse, non capivo cosa stesse succedendo.
fumo. solo fumo in tutta la casa, senza saper la ragione.
pensieri annebbiati, respirazione affaticata. fuori nel balcone, visto che dalla scala non si poteva scendere.
e mi chiedevano cosa stesse succedendo, domande che giravo ai vicini nella speranza di aver una risposta.
poi la luce. le fiamme nel salone.
[…]
per i giorni successivi la casa portava il profumo di quella notte.
ed io quella notte me la porterò sempre.
Será por las raíces de maleta-de-cartón(*) o esta gana de viajar siempre, he decidido.
Y así el 5 de septiembre parto para Sevilla. Si, he ido ya.
Billete solo ida. Pocas certezas, mucho entusiasmo.
Empezó así el mail con el que comuniqué a los “Barsportini” qué he decidido dar el gran paso. Porque antes o después somos todo llamados a hacerlo. Y antes o después todos deberían hacerlo.
El mío se llama España, Sevilla en particular.
Pocas certezas. Una pre-inscripción a la universidad. Algún anuncio por la habitacion.
Ya fui 4mesi a Sevilla y estoy volviéndo. Un poquito porque parece Palermo, pero administrada mejor (si, lo se, no tendré mas el mar a 5minuti de casa y no seré envidiable para ésto, pero tendré la cerveza a 90centimos y alguien me envidiará seguro!). Un pò porque he conocido a las personas justas. Porque tienes que encontrar siempre las personas justas.
Estoy convencido que la mitad del juego dependa de éste. Un cincuenta-y-cincuenta con la vida que se viste de suerte.
Tengo 23anni. Acerca de 5anni de experiencia laboral y una universidad de terminar.
A veces mi casa me sale apretón. A veces mi ciudad me sale apretón.
Pues, somos ciudadanos europeos, no?!?!?!
Me llevaré tras los recuerdos. Otros momentos vendrán que recordar.
Bueno, me voy!
Quiero dejarme ir, quiero de más por mí, quiero echarme para caer arriba.
(*) Cuando los Sicilianos partieron para ir en america, tuvieron una maleta de cartón.
Torno proprio adesso dal concerto in piazza. Il concerto che ha ciuso questa giornata. La giornata della memoria, la memoria di chi è stato ucciso perchè credeva in ciò che faceva. Aveva il coraggio di credere nelle proprie idee. Credeva nella possibilità di poter cambiare le cose.
E così son passati 15anni dal 23 Maggio 1992.
Son passati 15anni e forse le cose non son cambiate tanto da quel giorno. Forse ci son meno morti, si fa meno rumore, ma no, le cose non sono cambiate. “…tanto è inutile che fate queste cose, la mafia rimane li con l’attack!”
Questo è quello che mi ha risposto Sly quando gli ho detto cosa si sarebbe fatto in questa giornata, per noi importante. Per noi perchè, chiedendo in giro, in pochi ricordavano cosa si ricordava.
La frase di Sly era vestita di ironia pungente, ma forse non è andato tanto lontano dalla verità.
E noi questa cosa ce la portiamo. Nel continente. Fuori il continente. Un pò ci rende forti, un pò ci rende deboli. E’ come un neo che non puoi nascondere. E con i nei ci si nasce, e ci si muore.
Stasera in piazza c’erano centinaia di ragazzi. Stasera in piazza eravamo in centinaia.
Forse basterebbe crederci un pò di più!
Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe!
Pensado all’estate passata, ricordo di aver assistito a questa conversazione che ha l’essenza del bisogno di risparmiare anche nelle parole.
Dopo una descrizione di un sottomarino.
Gastone: “Una cosa megalattica.” ZioPaperone: “Megagalattica, si dice megagalattica.” Gastone: “Vabbè, volevo risparmiare. Mi come fai.” ZioPaperone: “Tranquillo, tanto in acqua è tutto più leggero.” Minnie: “Vero, come duemilaleghesottoimari.”
L’importante è accordarsi prima sulle unità di misura.
Il piacere di ritrovarsi, raccontarsi, star insieme e cazzeggiare.
E’ questo quello che mi piace quando vai al Bar degli amici.
Ricordi quando eri in un’altra città, in un’altro bar e gli amici non c’erano, ma c’era un portatile che ti collegava al mondo.
Adesso c’è un Bar che ti seguirà sempre, che potrai raggiungere sempre, a qualunque ora, da qualunque posto.
Prima il momento di VipDiTurno. Adesso il momento di egoSconnesso.
Lui blogStar (per autodefinizione). Io alle prese con la scoperta di WordPress.
Lui che vuol sfondar tra le rubricheTrashTv. Io dopo il semplice WordPress mi do ai TemplateDiWordPress.
Lui mi chiede aiuto. Io gli faccio un template.
Da piccoli, da grandi. Adolescenti, adulti.
Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconta le favole, tristi e non, con il lieto fine e non. Certo, è sempre più difficile renderle vere, reali, come se riuscissi a toccarle, sentirle vive intorno a te.
Forse è proprio per questo che molta gente segue “Beautiful” e cose del genere, raccontano delle favole che hanno dell’assurdo, ma che piacciono, ensusiasmano, interessano, immadesimano tanto le persone.
Guardando qualche puntata particolare, sicuramente, qualcuno ha detto -Quanto mi piacerebbe trovarmi al posto di Tizio, Caio o Sempronio-.
Eppure non è tanto difficile vivere una di queste favole.
Tutto dipende da una persona. Colui che riesce a pensare, creare e far vivere questa favole. Molti registi dopo un’ora e mezza ti annoiano, ma lui no, lui ti tiene sempre in pugno, appeso al filo della realtà, che se è pure bravo, questo filo te lo lega al cuore, in modo da non farti allontanare.
arriva poi un momento che questa favola deve finire, perchè qualcuno ha deciso così, perchè lui ha deciso così.
E a noi, che abbiamo avuto la fortuna di vivere questa favola, non resta che ringraziare l’inventore di favole.
Grazie.
C’è chi sostiene che una verità è una bugia non ancora svelata, e c’è chi canta che una bugia è una mancata verità che prima o poi succederà. C’è chi, e c’è chi.
Succede che a volte una bugia ci sta stretta, che non ci basta, ci fa star male, e abbiamo sete di verità, di come realmente sono andate le cose, di quale spettacolo siamo stati marionette.
Succede, invece, chea volte preferiamo cento bugie ad una verità, perchè la bugiaci ha fatto sorridere, mentre la verità ci farebbe piangere. Perchè la bugia ci ha fatto sognare, mentre la verità ci spezzerebbe le ali. Perchè la bugia ci ha fatto vivere, mentre la bugia ci ucciderebbe. C’è chi, e c’è chi. Succede che ognuno si crea le proprie verità. Succede che ognuno si crea le proprie bugie.
Succede che abbiamo bisogno delle verità e delle bugie.
Succede che la verità sta nel mezzo.